Il percorso d’arte

Julie Mia

Vanity, 2024

PETG riciclato, vernice | 245 x 354 x 20 cm

Seguendo le istruzioni per l’uso, potrai utilizzare e mantenere il tuo coltello in modo sicuro per effettuare tagli efficienti e privi di rischi.

Julie Mia Vive e lavora a Berlino e a Offenbach am Main, in Germania.
*1988 a Offenbach am Main, Germania

ISTITUZIONE

Studi presso il Chelsea College of Art and Design di Londra
Programma di scambio Erasmus, Villa Arson, Nizza
Diploma di Fondazione, Camberwell College of Arts, Londra

BORSE, PREMIAZIONI, RICONOSCIMENTO

2013 Clyde & Co Art Prize, Londra
2025 3° Simposio Internazionale di Scultura, Residenza Artistica, Darmstadt

Un sguardo dietro le quinte dell'opera

Le ambivalenze e le molteplici intrecci della nostra epoca si manifestano nel campo dell’Unione in modi diversi, come anche nel campo della politica estera. Vanità. Il titolo stesso assume un significato a due livelli:

In primo luogo, si fa riferimento vagaiazza Sull’egoismo, sulla superficialità, sulla rappresentazione esterna. Dall’altro lato, la tematica della vanitas artistica si rispecchia in questo lavoro, che ricorda la vanità della morte, la vulnerabilità e la ricerca del senso. In questo ambito di tensione tra il profano e il simbolico, l’opera di Julie Mias si sviluppa come riflessione sulle dinamiche sociali, sulla percezione e sulla responsabilità.

Poco oggetto è così legato alla storia culturale dell’umanità quanto il coltello. Nell’arte, soprattutto nel presente, funge da simbolo fortemente connotato di significati. Spesso rappresenta la violenza, sia fisica, strutturale o psicologica, e fa riferimento alla vulnerabilità sociale e individuale. Come strumento di trasformazione può tagliare, aprire o riordinare, diventando così il simbolo dei processi artistici e del cambiamento sociale. Allo stesso tempo, il coltello simboleggia l’esclusione. Segna territori, protegge identità, pone segni e incisioni in un mondo spesso confuso.

Diversi artisti e artiste del XX secolo hanno fatto della ferita, fisica o emotiva, il tema principale della loro produzione artistica. Così anche il scultore tedesco Joseph Beuys. Di fronte alle lesioni esistenziali causate dalla guerra, dalla deportazione e dalla situazione di emergenza della seconda guerra mondiale, non sorprende che la ferita umana sia diventata un tema centrale dell’arte di dopoguerra. Mentre il cerotto per le ferite sembra familiare come un’appendice per il corpo umano, in relazione a un oggetto, come un coltello, appare inizialmente irritante.

„Se si è tagliato, bisogna collegare il taglio e non la ferita.“ – Questo paradossale aforisma di Beuys è stato scelto consapevolmente per l’Union e ci confronta proprio con questa irritazione. Il paradosso scompare quando lo leggiamo come un invito figurativo a non trattare solo i sintomi, ma le cause. Ma anche allora la rappresentazione di una ferita sanguinante e di un’arma ad essa associata rimane una metafora provocatoria che solleva domande più profonde sulla responsabilità, l’azione e la guarigione.

Vanità questa dimensione si apre senza volerlo esplicitamente intendere o illustrare. Il coltello non è un oggetto usato, ma appare qui come oggetto iconizzato, ingrandito, trasformato, estratto. Il rilievo in PETG, ottenuto dal calco in gesso di un imballaggio per coltelli da cucina, si allontana da ogni utilizzo funzionale per la sua forma e la sua presentazione. Nella sua superficie brillante, generata da strati di vernice bianca e trasparente, ricorda i doni votivi, come segno di gratitudine o di supplica, rituale e rappresentativo.

Sebbene né la lama né la ferita siano visibili, proprio in questa lacuna risiede la forza dell’opera. Vanità È un catalizzatore. Un’offerta per riflettere sui rapporti di potere, sui margini di azione e sul lato nascosto della superficie lucida.

 

Sulla artista

L’artista Julie Mia (*1988 a Offenbach am Main) lavora con effetti a scala – i suoi lavori nascono nel corso di un periodo di diversi anni, in netto contrasto con la rapidità della contemporaneità. Ha studiato al Chelsea College of Art di Londra con Martin Newth, al Camberwell College of Arts di Londra e alla Villa Arson di Nizza con Pascal Pinaud. È vincitrice del Clyde & Co Art Award e dal 2017 è assistente di Céline, Heiner e Aeneas Bastian.

Foto: © Stefan Gröpper Photography

Ardi Goldman Arte
e la fondazione culturale gGmbH

Uniongelände
Hanauer Landstraße 188, 60314 Francoforte sul Meno

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