Prior, Antenato (Vorfahre, Urahn), 2003
Il percorso d’arte
Antenato (Vorfahre, Urahn), 2003
Ogni materiale è una sfida, sia che si tratti di un albero alto sei metri o di un pezzo di carta.
ISTITUZIONE
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Un sguardo dietro le quinte dell'opera
Il suo volto porta sulle sue spalle la pesantezza di un periodo in cui l'Europa era lacerata tra industrializzazione, credenza nel progresso e le ferite di due guerre mondiali.
La superficie grezza del fusione di ferro ricorda la terra bruciata, l'acciaio, le macchine e le cicatrici di un'epoca in cui l'uomo riconobbe la propria fragilità.
Nulla in questa figura cerca bellezza nel senso classico; la sua dignità risiede nella resistenza. Angoli, rotture e fori raccontano di perdita, privazione e di una umanità che perse la sua leggerezza.
Come un testimone silenzioso, „Antenato“ si trova nel salotto – antico, pesante e allo stesso tempo circondato da un’aura particolare. La riflessione di Walter Benjamin sull’aura è qui percepibile: la presenza irripetibile di un’opera che non riflette la memoria, ma la porta dentro di sé. Il metallo ferroso chiude la sua superficie come una ferita che ha conservato se stessa per decenni. In questo modo il ferro non diventa un segno di decadenza, ma un mantello protettivo del tempo.
Nella forma senza compromessi si trova una nuova osservazione dell’uomo: non eroica, non idealizzata, ma caratterizzata dalla storia. „Antenato“ guarda indietro alla sua origine e al suo passato – e allo stesso tempo al che rimane dell’uomo quando tutte le maschere della civiltà sono cadute.
Sulla artista
Klaus PriorLa sua opera artistica nasce senza schemi preliminari o modelli. Le sue sculture, così come i suoi lavori su tela e carta, vengono spesso realizzati in un unico e concentrato processo, a seconda delle dimensioni. La spontaneità e la concentrazione determinano il processo. In una forma di automatismo psicologico, Prior visualizza la propria percezione interiore. Le opere riflettono sensazioni grezze e intuitive e stati emotivi immediati.
Con colori scelti spontaneamente, gesti impulsivi e pennellate imposte rapidamente, l’artista sviluppa, per necessità interna, le silhuette dei suoi soggetti. L’attraversamento dei limiti formali, l’esasperazione consapevole di teste, volti, arti o gesti, nonché le tracce visibilmente lasciate del lavoro sono mezzi stilistici centrali. Funzionano come manifestazioni dell’espressione momentanea e conferiscono alle opere una presenza intensa.
In termini figurativi, Prior lavora principalmente con il legno, uno dei materiali più antichi dell’arte. Anche le sue sculture in ferro risalgono alle sculture in legno. Egli rinuncia costantemente a contesti narrativi, ad attributi o riferimenti figurativi che potrebbero inserire le sue figure in contesti episodici. Le figure sono indipendenti tra loro – esistenziali, vulnerabili, isolate.
L’arte di Priors è profondamente influenzata dalle esperienze della sua infanzia e dell’adolescenza nel post-guerra in Germania, dalla percezione della fragilità e della vulnerabilità umana e dalle realtà della vita di una cultura operaia multinazionale e industrializzata. Le sue immagini e le sue sculture parlano di dolore, ferite e isolamento come condizioni ricorrenti dell’esistenza umana.
In qualità di appartenente alla generazione dei neonati, il prior si rifiutò di reprimere e di incolpare la generazione dei perpetratori. Si rifiutò di arruolarsi nel servizio militare nell’impero economico della Germania occidentale, emigrando in Svizzera. Là, seguì attentamente il processo di Auschwitz a Francoforte sul Meno e si impegnò intensamente come nato innocente nel confronto con il crimine umano tedesco.
Questo senso storico e il confronto con la filosofia dopo Auschwitz costituiscono un fondamento fondamentale del suo pensiero e della sua opera. L’opera di Priors è espressione di una lotta esistenziale per la memoria, la responsabilità e la fragile dignità dell’uomo.
Foto: © Marie Ruck
Ardi Goldman Arte
e la fondazione culturale gGmbH
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